In morte di Michel

In morte di Michel

Michel Piccoli ne Il Disprezzo di J.L. Godard

Cosa dire di Michel che tutti noi conoscevamo solo tramite la sua ombra luminosa?

Un parente prossimo più grande da emulare ammirare a volte da disprezzare o al più da riguardare con malcelata invidia: più alto più bello più esotico in quanto straniero anche se mezzo italiano.

Non somigliava per niente agli attori del suo tempo e di quelli della nouvelle vague, forse conservava uno stile di qualche generazione precedente. Tentando di restituirlo alla memoria posso definirlo per opposizione: era completamente diverso da Antoine Doinel l'antieroe di Truffaut mentre era complementare alla figura convessa di Depardieu con il quale ha ben lavorato.     

E stato lo sceneggiatore moraviano del disprezzo, e da ultimo l'immagine di un Papa dei nostri tempi, quel Papa che si vorrebbe sottrarre al mondo. Tra questi due estremi è apparso in una sequenza lunghissima, interminabile per l'immaginario dei ricordi, di esseri umani a volte ruvidi e violenti altre volte nevrotici indifesi e stupiti in tutti e due i casi sempre vittime che sembravano coscienti e consapevoli,almeno in extremis della condizione umana.
Gli straordinari occhi guida di questo lungo viaggio Bunuel e praticamente tutti i maestri del 900 francese Renoir, Melville, René Clair, Chabrol, Vadim, Clement, Resnais, Tavernier, Godard, Malle, Costa Gavras, Varda, Rivette, e gli italiani Bellocchio Ferreri e Petri tra gli altri.
Il suo carattere doveva essere bonario, questo almeno ci sembra di aver percepito. Sbagliavamo forse era solo un borghese nichilista autodistruttivo e disperato come suggeriva la sua morte nella grande abbuffata. Questo è il privilegio e la condanna dell'attore dall'inizio della storia, apparire per essere. Un grande attore torna alla cenere la fiamma della sua vita ci ha riscaldato come il falò notturno per i pastori erranti dell'asia.